Decreto Stamina: sconcerto tra gli scienziati


I commenti del mondo scientifico sul metodo Stamina sono univoci e del tutto negativi. Eppure in parlamento è stato discusso un decreto legge del ministro della Salute Renato Balduzzi, con cui si autorizza l'avvio di una sperimentazione di questa contestata metodica.
Abbiamo interpellato due tra le più autorevoli personalità della medicina italiana e i loro commenti sono improntati all'incredulità e alla tristezza.
Alberto Mantovani (foto), direttore scientifico di Humanitas e ordinario di Patologia Generale presso l'Università di Milano, non interviene sugli aspetti legali che hanno motivato il provvedimento, nato anche in risposta a un'ingiunzione di tribunale. Entra invece nel merito del metodo e la sua opinione è molto netta: «Niente giustifica quello che è successo: non c'è una metodologia innovativa e trasparente, non c'è qualificazione scientifica né tecnica, non c'è nessuna evidenza di attività clinica, e soprattutto non c'è il rispetto che è dovuto ai pazienti e alle loro famiglie». Insomma, nulla a che fare con la vera ricerca medica che «è fatta di umiltà, trasparenza, competenza e disponibilità a essere valutati».
In altri Paesi episodi analoghi hanno portato alla chiusura di questo tipo di attività se non addirittura all'incriminazione. «Che in questo paese - continua Mantovani - ci siano dinamiche diverse e non si senta la necessità di ascoltare la comunità scientifica è motivo di grande tristezza».
È altrettanto netto Giuseppe Remuzzi, primario dell'u nità operativa di nefrologia e dialisi degli Ospedali Riuniti di Bergamo: «La procedura Stamina non è certamente una cura e il fatto di averla cominciata non è una buona ragione per continuarla».
Anche Remuzzi ritiene che i politici in Italia non ascoltino gli scienziati e che questo rappresenti un enorme problema: «Qualche volta la comunità scientifica può non essere univoca, ma in questo caso ha inevitabilmente mostrato una grande compattezza. Sono davvero impressionato e incredulo che non se ne tenga conto. Siamo di fronte a un metodo che non è assolutamente una terapia perché non ha dato alcuna dimostrazione di efficacia; invece conosciamo benissimo i pericoli di queste cellule e andiamo avanti come nulla fosse».

 

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